Fiera del Perdono

Ultima modifica 8 aprile 2022

 

 

Dal sedicesimo secolo la storia della città si identifica con quella della sua Fiera, evento pagano scaturito dalla celebrazione annuale della sacra ricorrenza dell'indulgenza plenaria concessa il 20 gennaio del 1563 da Papa Pio IV attraverso l'emissione di un'apposita Bolla. Le radici del Perdono intrecciano la storia con la leggenda. La leggenda parla della concessione della Bolla sull'indulgenza come di un gesto di riconoscenza di Papa Pio IV Giovanni Angelo Medici nei confronti della cittadina sul Lambro, allora Marignano, divenuta nel 1532 marchesato del fratello Gian Giacomo Medici, noto come il "Medeghino". Per generazioni si è tramandato che quando Giovanni Angelo era ancora cardinale sia passato da Melegnano, ma di fronte al rifiuto sdegnoso della cognata (vedova) ad accoglierlo in Castello, sia stato costretto a rivolgersi all'ospitalità della casa parrocchiale di don Battista Pavesi, che lo trattò con i guanti, al pari del popolo melegnanese che tributò onori e solidarietà. Quando dunque divenne Papa, Giovanni Angelo si ricordò del bene ricevuto quel giorno a Melegnano e il 20 gennaio del 1563 concesse alla città l'importante privilegio.

Al di là dell'indubbio fascino che conserva tutt'oggi tale tradizione non regge però alla prova dei documenti. Come ha spiegato in diverse circostanze l'autorevole compianto storico della città, don Cesare Amelli, "alla base della concessione del Perdono per Melegnano non sta un'arruffata faccenda familiare, né una storiella curiosa, ma il desiderio forte della Chiesa e del Papa che portò a termine il Concilio di Trento (1545-1563) di diffondere il senso della preghiera penitenziale e con essa stabilire un confronto tra la nostra vita quotidiana e il Vangelo. Per questo l'unico modo per capire il significato e la preziosità spirituale di questa indulgenza è quello di assistere di persona all'esposizione della Bolla il giovedì santo di ogni anno". La Bolla di Melegnano, inoltre, riveste un'importanza particolare perché è una delle prime ad essere concesse dopo il drammatico strappo di Martin Lutero e degli altri riformatori. Priva di ogni valenza economica, ma autenticamente sincera, la Bolla è stata riconosciuta come valida anche dal Concilio Vaticano II.

Ma il Perdono va oltre la festa religiosa: presto diventa anche fiera popolare e genuina, con il suo corredo di bancarelle di prodotti alimentari, la contrattazione di animali e frutti della terra, l'accorrere della folla dal circondario. Una derivazione cominciata poco dopo la concessione della Bolla, se è vero quanto afferma una nota del 1616 vergata dall'allora prevosto, nella quale si parlava di "immensa folla" che accorreva lungo il Lambro il Giovedì santo per fare acquisti e curiosare. Da allora il binomio festa più fiera è diventato tradizione, sopravvivendo saldamente ai cambiamenti istituzionali, politici, sociali ed economici del Melegnanese. Al di là dei mutamenti gli schemi secolari della festa e della fiera sono rimasti intatti e inattaccabili, come formule cristallizzate. L'accorrere di pellegrini e commercianti in un clima di grande gioia è ricordato anche in alcuni quadri del Seicento, che ritraggono scene di festa e di accese contrattazioni davanti ai banchi di vendita dei mercanti di tutta la zona. Il mercato degli animali, bovini, cavalli e maiali, diventa presto famoso ben oltre i confini dello Stato di Milano. Nel XVIII e XIX secolo, mentre il Milanese e la Lombardia (possedimenti spagnoli) passano dapprima agli austriaci, poi ai francesi per confluire definitivamente nel Regno d'Italia, la connotazione agricola della Fiera rimane predominante, legata d'altro canto con un filo diretto alla tipologia economica del territorio, dove l'attività rurale e zootecnica sono prevalenti.

E' il Novecento a salutare le prime novità quando, gradualmente, si cominciano a costruire altri eventi di richiamo attorno al mercato e allo scambio degli animali. Le due guerre mondiali, certo, non aiutano, ma la volontà degli operatori economici di Melegnano è più forte delle difficoltà legate agli eventi militari. Nel 1923 viene istituito il primo Comitato per la Fiera del Perdono, che punta ad ampliare a tre giorni la durata delle celebrazioni del Giovedì santo proprio allo scopo di promuovere le attività commerciali del territorio anche al di fuori dei confini cittadini. Nel 1934 in piena campagna fascista per la battaglia del grano, contestualmente alla festa viene indetta la "Prima grande rassegna agricola del Melegnanese".

Dal 1946, concluso il secondo conflitto mondiale e in un nuovo clima politico e sociale, la Fiera cambia volto più nettamente; si smorzano i contenuti religiosi, parallelamente a un processo generale di secolarizzazione della società, e assumono sempre più rilievo quelli della ricreazione. Per la prima volta, proprio nel 1946, si introducono nel programma, accanto a mostre e a rassegne zootecniche, altre manifestazioni: mostre di pittura e fotografia, gare sportive, eventi filatelici. Un'evoluzione proseguita fino ad oggi, quando però la dimensione festaiola dell'evento non è più a discapito di quella religiosa, che è stata riscoperta nella sua autenticità, così come sono state scoperte nuove dimensioni importanti, a partire dall'attenzione al patrimonio della città e del suo ruolo sul territorio, che ha proprio nella Festa del Perdono il suo momento più importante e significativo.